Blog · 12 Settembre 2026 · Scritto da Francesco Cinori

Second brain con l'AI per liberi professionisti: cos'è, come si costruisce e perché non è Obsidian

Second brain con l'AI per liberi professionisti: cos'è, come si costruisce e perché non è Obsidian

Perché l'AI ti fa ricominciare da capo a ogni chat?

Ogni volta che aprivo una chat con l'AI ricominciavo da capo. Le rispiegavo chi sono, cosa faccio, com'è fatto il cliente di cui stavamo parlando. E intanto i file stavano ovunque. Un po' su Notion, un po' sul desktop, un po' sul Drive, un po' nelle email. Io li avevo anche nei Promemoria dell'iPhone e dentro dei Google Sheet, e mi organizzavo in modo confusionario, se si può dire. O meglio, organizzato lo ero. Ma ritrovare quelle informazioni e usarle restava sempre difficile.

Il second brain è quello che ha chiuso questo giro. Oggi gestisco più di 10 clienti al mese con sistemi AI e affianco liberi professionisti a farsi i loro, e la differenza non l'ha fatta un tool nuovo. L'ha fatta l'architettura delle cartelle dentro al mio computer.

Qui sotto trovi com'è fatto il mio, come l'ho costruito, quali errori ho visto fare più spesso e cosa ci faccio ogni giorno. Se vuoi guardarlo mentre gira invece di leggerlo, c'è il video dove lo mostro a schermo.

Copertina del video «Second brain AI per liberi professionisti», con architettura, progetti, clienti e fatturazione attorno al cervello

Cos'è un second brain con l'AI?

Un second brain è l'architettura delle cartelle sul tuo computer, più i collegamenti fra quelle cartelle, dentro cui l'AI lavora. Non è un'app e non è un archivio di note da rileggere. È infrastruttura.

Serve a togliere di mezzo un problema solo, che però costa ore tutti i giorni. Il contesto che vive dentro la chat sparisce quando la chat si chiude, quindi ricominci ogni volta. Con un second brain l'AI parte già sapendo chi sei, le risposte usano il tuo contesto, e ci metti meno tempo consumando meno token.

I token contano più di quanto sembri. Se hai un abbonamento con un tetto di utilizzo in una fascia di tempo, ogni informazione che l'AI deve andare a cercare fuori te lo consuma prima.

Perché un second brain non è Obsidian, e nemmeno un'app?

Questo è il mito che vedo girare di più. Second brain coloratissimi, architetture elaborate, tanta hype. Fanno un figurone in uno screenshot e non è quello che li fa funzionare.

Quello che li fa funzionare sono i collegamenti. Prendi due second brain fatti su Obsidian. Nel primo i file sono tutti slegati, sono nodi senza archi. Ne ho visto uno così di una persona che su Instagram fa affiancamenti. Nel secondo, il mio, ogni file è collegato agli altri e viene fuori una rete.

La differenza è la stessa che c'è nel cervello fra avere dei neuroni e avere delle sinapsi. Quando dentro un file si nomina un altro file, l'AI ha una porta d'accesso, ci entra e trova subito la nota collegata. Su Obsidian quel collegamento si chiama wikilink ed è l'arco.

Da qui esce la regola più utile di tutte. Una nota senza archi non verrà mai trovata. Puoi scriverla benissimo, resta sepolta.

Il grafo del second brain di Francesco Cinori, con circa duemila note colorate per cartella e collegate fra loro da una rete fitta di archi

Questo è il mio, visto dall'alto. Ogni puntino è un file e ogni filo è un collegamento che qualcuno ha scritto. I puntini staccati che vedi ai bordi sono note che ho lasciato lì e che infatti l'AI non mi tira mai fuori.

Va detta anche l'altra metà, che quasi nessuno dice. Obsidian non è propriamente un second brain, perché l'AI deve comunque rileggersi ogni file da capo. Un second brain vero non rilegge la nota, recupera direttamente l'informazione. Ci si arriva con altri layer di memoria, che sono cose più avanzate e all'inizio non servono. All'inizio Obsidian va benissimo.

Come si costruisce un second brain, passo per passo

1. Scarica l'app e smetti di lavorare nella chat online

Il primo errore è usare l'AI dal browser. Apri una chat nuova, il contesto non si salva, la memoria non si costruisce, e soprattutto non ti resta niente sul computer. Qualche miglioramento sulla memoria è stato fatto, ma l'impianto resta quello.

Quindi scarica l'app sul desktop, Claude o quello che usi, e lavora in una modalità che tocca le cartelle vere, come Cowork o Code. Selezioni la cartella e lavori lì dentro.

2. Crea l'architettura a mano

Le cartelle vere stanno dentro il tuo Mac o dentro il tuo PC, e te le devi creare tu.

Puoi anche farle creare all'AI. Io sono sempre per farle a mano, perché almeno capisci com'è fatta la cosa dentro cui poi lavorerai per mesi.

3. Falla crescere dandogli i documenti

Da qui in poi il second brain cresce da solo. Dai un documento all'AI e lei lo cataloga dentro l'architettura, convertendolo in un file markdown. Io l'analisi dei documenti la faccio direttamente mettendo il file dentro la cartella giusta, così sa già come archiviarlo e a cosa mi può servire.

Man mano il contesto si accumula. L'analisi di una call diventa le obiezioni dei clienti da una parte, le opportunità di prodotto nuovo da un'altra, i miglioramenti al servizio da un'altra ancora, le procedure da un'altra.

Meglio il metodo PARA o un'architettura tua?

Il metodo più conosciuto è il PARA. Dentro ogni cartella ci sono quattro sottocartelle. Progetti, che hanno un inizio e una fine, come la campagna pubblicitaria di un cliente. Aree, che non finiscono mai, come i clienti o la palestra. Risorse, da cui si prendono le informazioni. Archivio, dove finisce quello che non usi più.

Io non uso il PARA. Ho una macro cartella per ambito e sotto delle sottocartelle divise per nome e significato. Ci si somiglia parecchio, ma in questo modo riesco a far crescere il second brain esattamente dove voglio, ritrovo le informazioni per nome invece che per stato, e riesco a delegarlo meglio all'AI.

Non è che uno dei due sia sbagliato. Dipende da come ragioni tu.

Metodo PARAArchitettura per ambitoNiente architettura
Com'è fattaProgetti, aree, risorse, archivio dentro ogni cartellaUna macro cartella per ambito, sotto le sottocartelle per nomeFile sparsi fra desktop, Drive, Notion, note
Come ritrovi le cosePer stato, se è vivo o chiusoPer nome, in base a cosa stai cercandoLe ritrovi a memoria, quando le ritrovi
Quando ha sensoHai tanti lavori che iniziano e finiscono, e ti serve sapere cosa è ancora apertoLavori sempre sugli stessi ambiti e vuoi farli crescere ognuno per conto suoNon ha senso, è il punto di partenza di tutti
Dove si rompeSe i tuoi ambiti non finiscono mai, quasi tutto diventa un'areaSe non tieni i nomi coerenti, l'AI non capisce dove mettere le coseSi rompe subito, e l'AI amplifica il disordine invece di toglierlo

Nella mia cartella madre ci sono le conoscenze divise per disciplina, una cartella di ingresso per quello che arriva ogni giorno, la formazione, gli output e i progetti.

Dentro quella dell'agenzia sta il lavoro vero. Il database dei risultati delle campagne, le buyer persona, il tono di voce, i case study, le call archiviate e le obiezioni che mi hanno fatto. E poi la cartella clienti, dove ognuno ha la sua architettura dentro, coi report, le analisi di Meta o Google, i funnel, la strategia, le grafiche.

La logica è che l'architettura si ramifica. Quando ci lavori dentro puoi richiamare informazioni da progetti diversi, ed è lì che il second brain inizia a valere.

Perché non tenerlo su Notion o su Drive?

Me lo chiedono spesso, e la risposta non è che Notion sia fatto male. Notion può servire all'inizio, per far prendere all'AI le informazioni che hai già lì dentro e fargliele catalogare nella tua architettura.

Il problema è dopo. Se ogni volta l'AI deve andare dentro Notion a prendere le informazioni, riportarsele indietro e poi usarle, deve chiamare un server, aspettare la risposta e rielaborarla. Sono tempo e token, ogni volta. Con i file sul computer non deve chiamare nessuno, le informazioni sono già lì.

C'è anche il formato. Il markdown è il formato nativo dell'AI, lo apre e basta. Un PDF glielo devi far tradurre, ed è come per te dover capire il tedesco invece dell'italiano. Se il tedesco non lo parli fai più fatica e ci metti più tempo, anche se alla fine ci arrivi.

E poi c'è la parte che conta a lungo termine. Con l'architettura sul tuo computer, il giorno che vuoi cambiare modello lo cambi in tranquillità. Non stai costruendo dentro casa di qualcun altro.

Cosa ci fai, una volta che ce l'hai?

Qui si passa dall'archivio al lavoro vero, e si passa con le skill. Una skill è una ricetta, una procedura scritta in markdown che dice all'AI che identità ha in quel lavoro, quali passi deve fare, quali strumenti ha a disposizione e come usarli. Semplificando molto, è il prompt che non devi più riscrivere.

La differenza con l'archivio è che qui il second brain smette di essere un posto dove tieni le cose. Con le skill quelle informazioni le va a lavorare, e lo fa al posto tuo.

La documentazione di una skill di onboarding, con i dodici passi che esegue da sola a partire da una sola frase

Questa è una delle mie, quella che prepara l'accordo di un cliente nuovo. Dodici passaggi, dalla compilazione del prezzo fino alla mail col link per la firma, e a me resta da dire una frase sola.

La skill che scrive i contenuti dalle obiezioni vere

Prende l'obiezione dalla cartella dove archivio le obiezioni che i clienti mi fanno in call. Poi va in un altro file a prendersi il tono di voce, e in un altro ancora la brand identity. Con quelle tre cose produce il copy. Se serve anche la grafica passa da un server MCP, quindi da una chiamata a un software che la genera, col logo già dentro.

La skill che analizza le call

Prende la call, la analizza seguendo le istruzioni che le ho scritto, e smista. Le obiezioni da una parte, le idee migliorative da un'altra, i suggerimenti su cosa fare meglio in fase di vendita da un'altra ancora.

La skill di brief prima della call

Va a prendere le informazioni sul cliente, se le lavora e mi restituisce un brief su come comportarmi. Cosa mi ha detto l'ultima volta, se aveva un problema in famiglia, dove eravamo rimasti.

Sembra la meno tecnica delle tre ed è quella che rende di più. Quando segui tanti clienti a volte ci arrivi di fretta e ti perdi i pezzetti piccoli. Arrivare in call ricordandoti quelle cose ti fa entrare più in empatia, e una cura maggiore verso il cliente porta più fidelizzazione e margini più alti.

Questa cosa non è legata al marketing. Un nutrizionista o un personal trainer possono avere la cartella del cliente con i suoi fastidi, la scheda dell'ultima volta, le credenze da aiutarlo a smontare.

Messaggio di una cliente che scrive «l'agente ormai mi monta i video»

Quando funziona, il segnale non è entusiasmo. È che la cosa smette di essere una notizia.

Le skill possono anche uscire dal computer, agganciandosi alle email, al calendario, al gestionale, al sito. Lì la differenza la fa capire cosa agganciare prima e cosa dopo, e come farlo senza bruciare token o tempo.

Quanti layer di memoria servono davvero?

Il second brain non è un livello solo, ed è utile sapere in che ordine si aggiungono.

Il primo è la memoria del modello che usi, Claude o Codex o altro, e funziona da sola. Il secondo è Obsidian, con gli archi che permettono all'AI di saltare da una nota all'altra.

Il terzo sono i layer vettoriali e il grafo. Sono due modi di indicizzare in anticipo quello che hai scritto, così che l'AI non debba più aprire il file e rileggerselo per sapere cosa c'è dentro, ma possa interrogarlo. È il passaggio che fa guadagnare più tempo, ed è anche il più avanzato dei tre, quindi non è da dove si comincia.

Poi ci sono i file di memoria, che sono la parte meno raccontata e conta parecchio. Dentro ogni cartella puoi tenere un file che ricorda i tuoi feedback, uno che tiene traccia dei cambiamenti, uno per le informazioni di lungo periodo. Non li scrivi tu, li scrive l'AI, e le dici di salvarsi in automatico i feedback che le dai.

Un avvertimento su questi file. Non possono essere lunghissimi, perché una memoria di breve termine se la rilegge tutte le volte e ti consuma token. Dentro ci va un tipo di informazione preciso.

L'ultimo pezzo, quando il sistema è rodato, è spostarlo su un server. Finché lavori sul portatile l'architettura vive lì. Su una VPS o su una macchina sempre accesa ci lavori anche a distanza. Io mi sono creato degli agenti che gestisco da Telegram, e li ho fatti anche per dei clienti.

Come si fa la manutenzione di un second brain?

Almeno un check al mese. È la parte che salta per prima, e infatti vedo arrivare in consulenza persone che usano l'app tutti i giorni senza aver più guardato l'architettura da mesi.

Io per quello uso VS Code. Non è obbligatorio, ci si lavora benissimo anche senza. A me serve perché vedo l'architettura tutta insieme, tengo aperti più progetti in parallelo, e se c'è un errore lo sistemo subito invece di lasciarlo accumulare. Il vantaggio più grande però è un altro, ed è avere chiaro come è fatta la macchina che sto usando.

L'ultimo file da conoscere è quello madre. In Claude si chiama claude.md, e viene letto all'inizio di ogni sessione. Dentro c'è l'identità dell'AI in quel progetto, cosa deve fare, dov'è l'architettura, dove salvare le cose, dove trovare le skill. Ogni cartella importante dovrebbe averne uno.

Il file claude.md del progetto Comunicazione aperto in VS Code, con le istruzioni che l'AI legge a ogni inizio sessione

Questo è quello di uno dei miei progetti. Sono istruzioni scritte una volta, in italiano, che non devo più ripetere a nessuna chat.

Domande frequenti

Cos'è un second brain con l'AI? È l'architettura di cartelle sul tuo computer, con i collegamenti fra le note, dentro cui l'intelligenza artificiale lavora. Non è un'app né un archivio da rileggere. Serve a far partire l'AI già sapendo chi sei, invece di rispiegarglielo a ogni chat.

Serve Obsidian per avere un second brain? No. Obsidian è comodo perché rende visibili i collegamenti fra le note, i wikilink, ed è un ottimo punto di partenza. Ma un second brain è l'architettura delle cartelle, e Obsidian è uno dei modi per navigarla. Con Obsidian l'AI deve comunque rileggersi ogni file, mentre con un layer vettoriale lo interroga senza rileggerlo.

Meglio il metodo PARA o un'architettura mia? Il PARA divide tutto in progetti, aree, risorse e archivio, e funziona bene se hai molti lavori che iniziano e finiscono. Io uso una macro cartella per ambito con sottocartelle per nome, perché ritrovo le informazioni per nome e riesco a delegare meglio all'AI. Dipende da come ragioni.

Posso tenere il second brain su Notion o su Google Drive? Puoi, ma ogni volta l'AI deve chiamare un server esterno, aspettare le informazioni e rielaborarle. Sono tempo e token a ogni richiesta. Con i file sul computer in markdown le informazioni sono già disponibili, e se vuoi cambiare modello lo fai senza spostare niente.

Cosa vuol dire che una nota senza collegamenti non viene trovata? Che l'AI si muove dentro il second brain saltando da una nota all'altra attraverso i collegamenti. Se un file non è linkato da nessuna parte resta un nodo isolato, e per quanto sia scritto bene difficilmente finirà in una risposta.

Devo essere tecnico per costruirmelo? No. I passaggi sono scaricare l'app sul desktop, creare le cartelle e iniziare a dare i documenti all'AI perché li archivi. La parte difficile non è tecnica, è decidere l'architettura e tenerla in ordine nel tempo.

Quanto tempo ci vuole prima che serva davvero? Il second brain cresce con quello che ci metti dentro, quindi all'inizio rende poco e migliora man mano che il contesto si accumula. Quello che accelera le cose sono le skill, perché passano dall'archiviare le informazioni all'usarle per produrre qualcosa.

Da dove partire

Se sei arrivato fin qui, il riassunto onesto è questo. Un second brain non è un'app da comprare e non è una schermata colorata. È l'architettura delle tue cartelle, sul tuo computer, con dentro i collegamenti che permettono all'AI di muovercisi. Il resto viene dopo.

Il primo passo è uno solo, e non richiede di comprare niente. Scarica l'app sul desktop invece di usare l'AI dal browser, crea la cartella madre a mano e mettici dentro i primi tre documenti che usi tutti i giorni. Quando l'AI inizia a rispondere senza che tu le rispieghi chi sei, hai capito che funziona.

Da lì in avanti ci sono due strade.

Se vuoi ragionare su questi temi con calma, c'è la mia newsletter 24 Direzioni, dove condivido il mio percorso e quello che mi ha permesso di crescere come professionista, e di tanto in tanto le novità.

Se invece vuoi costruire la tua architettura con me accanto, sul tuo caso reale, guarda l'affiancamento 1:1. È il percorso con cui aiuto liberi professionisti a recuperare più di 10 ore a settimana, e i sistemi che costruiamo restano loro.

Leonardo, cliente del percorso di affiancamento, durante la videochiamata in cui racconta com'è andata

Il second brain è il primo pezzo, non tutto il lavoro, e quello che ci si costruisce sopra cambia da persona a persona. Con Riccardo abbiamo automatizzato i suoi processi costruendogli un gestionale. Con Alessia abbiamo lavorato sulla gestione dei clienti dal lato marketing, integrandoci l'AI. Con Mauro stiamo facendo il sito, il funnel di acquisizione e il second brain aziendale. Con Leonardo il lavoro è stato tutto su alzare il prezzo, i margini e rivedere l'offerta. Cambia l'obiettivo, e per capire quale processo automatizzare per primo serve prima la direzione, come racconto in come si crea un sistema di marketing con l'AI.

Un saluto e a presto, Fra

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